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Faganello, amarcord

 

Una fotografia, un uomo e la storia che c´è dietro





Mani incrostate di terra, donne che vendono castagne, preti lungo l´Adige, manifestanti in corteo, operai arrabbiati, politici in ginocchio. E poi ancora macchine solitarie nel traffico cittadino, comizi, viaggiatori stanchi, sociologia occupata…Che rapporto esiste tra una città e, mettiamo, 70 fotografie disposte in modo spartano nei locali della Palazzina Liberty di via Alfieri a Trento, adibita a spazio espositivo? Prima considerazione: le fotografie sono di Flavio Faganello, e ritraggono solo la città e i suoi protagonisti. Sono fotografie in bianco e nero, che, appunto, hanno questo di bello: che astraggono. Un istante qualunque della vita di una città assurge a simbolo, ciò che la fotografia a colori non riesce a fare: succede a un orso impagliato sospeso a mezz´aria durante un trasloco del museo di scienze naturali, che pare guardare dentro l´obbiettivo. Ma ci sono anche fotografie legate davvero alla cronaca, e che solo in seguito acquisiranno un significato simbolico: la foto dall´alto di Mara Cagol, in manifestazione, che guarda l´obbiettivo con un sorriso abbozzato, da ragazzina.  Alcune di queste foto poi, oltre alla loro bellezza, raccontano di fatti probabilmente dimenticati: è inverno, su una strada che corre lungo una parete di roccia; di spalle, in primo piano, tre figure con una carabina in mano. La scarna legenda dice: «1959. Si abbatte il ghiaccio a fucilate ai Crozi». Perché? Non importa, si va avanti. Ma dopo un po´sento un signore sui sessanta che dice «questo son mi», indicando una delle tre figure col fucile. Poi, solo per i pochi che hanno la fortuna di trovarsi lì in quel momento, solleva il velo sulla storia: «Il giorno prima uno spuntone di ghiaccio si era staccato dalla parete e era caduto sulla 600 di un ufficiale dell´esercito, sfondando il tetto e uccidendo l´uomo. Io sono cacciatore e allora ci avevano chiamati a sparare agli spuntoni in modo che non facessero del male». Poi l´uomo della carabina dice: «voglio proprio andare a chiamare mia nipote, per farle vedere». La fotografia ha reincontrato il suo soggetto, ha ripreso vita, allora il fotografo scompare, è diventato il filtro che permette alla città e ai suoi abitanti di riconoscersi. Prima di uscire il custode ci fa notare il messaggio sul libro dei visitatori, del 20 settembre: «Pedrotti Carmen, gestiva l´Esperia negli anni dal 1936 al 1960, oggi ha 92 anni». E quello era il giorno del suo compleanno. L´Esperia era il locale da ballo situato proprio nella Palazzina Liberty di via Alfieri.
 

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